Le domande portano a risposte che portano ad altre domande ed entriamo nella circolarità. La domanda principale che mi sono posto (o che mi si è posta? Ecco la prima vera domanda) è: ma l’anima, ha un sesso? Ma questi quesiti ne prevedono altri precedenti. L’anima esiste? E se esiste, cos’è? E se esiste e ne abbiamo una definizione (altro quesito: possiamo avere una sola definizione di un oggetto?), ha un sesso specifico, suo? E allora, cos’è il il sesso? Andiamo per ordine. L’anima esiste? Forse prima bisogna comprendere cos’è per capire se esiste. Ma se definiamo cos’è diamo per scontato che ci sia. L’anima è alla base delle domande ma è anche la risposta. E’ la risposta alla domanda primordiale. E’ la spinta a farsi delle domande già avendo delle risposte. Il movimento della risposta che si crea la domanda per apparire. L’anima è far apparire ciò che in realtà è trasparente. E’ la prima parola che appare come risposta al pensiero. E’ il pensiero che si fa corpo, in una parola: la parola. L’anima quindi è alla base di tutto, è ciò che crea creando ed essendo essa stessa creata attraverso la creazione di sé stessa. L’anima è Dio. E se l’anima è Dio, il creatore che si crea da sé, come la parola che nasce da sé, Dio è parola, e ogni parola è un Dio.
Definizioni di Anima
Prendiamo quattro definizioni di anima differenti. Le definizioni provano a usare delle parole, quindi degli Dèi, delle anime, per definire, parlare di anima. Torniamo al fatto che la parola crea sé stessa, che Dio crea sé stesso, che l’anima crea sé stessa. Per primo non possiamo che prendere in riferimento Hillman, uno dei fondatori dell’approccio della psicologia archetipica. Prendendo lui, prendiamo proprio le sue parole. Egli ci dice che “Per anima io intendo, prima di tutto, più che una sostanza, una prospettiva, più che una cosa in sé, una visuale sulle cose. Questa prospettiva è riflessiva; essa media gli eventi e determina le differenze tra noi stessi e tutto ciò che accade. Tra noi e gli eventi, tra l’agente e l’azione, c’è un momento riflessivo – e fare anima significa differenziare questa zona intermedia….L ’anima si dimostra un fattore indipendente dagli eventi nei quali siamo immersi. Non posso identificarla con nessun’altra cosa, ma non posso neppure afferrarla da sola, isolata dalle altre cose, forse perché è simile a un riflesso in uno specchio fluido, o alla luna che trasmette soltanto luce non sua”. Rileggendo questa definizione e riflettendoci sopra deve esser chiaro, che questa è solo una delle definizioni non identificabili con nessun’altra, indipendente dalle altre, inafferrabile da sé, isolata dalle altre che Hillman dà dell’anima. La riflessione prova a far anima sul concetto di anima. La seconda definizione è quella di Platone. L’anima è principio di vita sia per sè che per il corpo, mentre quest’ultimo senz’anima sarebbe inanimato, l’anima è il soggetto della conoscenza e sa davvero quando interrompere i contatti con il corpo: dopo la morte. Perciò l’anima deve purificarsi dal corpo mediante la conoscenza e aspirare a separarsene definitivamente dopo la morte. L’anima quindi è Il principio, è immortale, deve purificarsi dal corpo. Come terza definizione prendiamo il concetto di Anima per Jung: uno degli archetipi principali, l’archetipo del femminile, nello specifico la parte inconscia dell’essere umano maschile; gli aspetti femminili proiettati sull’altro sesso. Essa appare nei sogni come immagini personificate di donne-Anima. Parte tutto dalla rappresentazione che l’uomo si fa del rapporto avuto con la propria madre reale: l’anima è il principio dell’Eros (materno), colui il quale determina la proiezione dell’Anima sulla donna ideale ricercata nella donna reale. L’anima quindi, per il sesso biologico maschile, è la guida mediatrice tra l’inconscio ed il Sé, l’unione tra Psiche ed Eros, tra maschile e femminile. Potremmo quindi dire che l’anima è una parte (femminile) di un sesso (il maschile) proiettato sull’altro sesso (femminile). Un sesso fisico, concreto, personale, ed un sesso simbolico, interno, immaginale, psichico. In ultimo prendiamo l’etimologia di Anima: dal latino anima, dal greco ànemos soffio, vento, psychè. Gli uomini, nel tempo, non hanno saputo meglio descrivere con altre parole, quella parte che si avverte, si sente, ma non si vede. Per usare la parola anima quindi, dobbiamo usare una o più parole per descriverla e la sua etimologia è metaforica: rimanda ad un altro elemento (e anche questo rimanda ad altri elementi in maniera metaforica). L’anima è qualcosa che ha consistenza senza averla. Una parola senza parole: o meglio con tutte le parole possibili all’interno di sé.
Cos’è il sesso?
Ora passiamo alla seconda parte della domanda principale: che cos’è il sesso? Il sesso è il genere di una persona (ma anche esseri viventi) in ambito biologico e genetico. La parola sesso ha diverse appartenenze (diverse, sarà un caso anche qui a proposito di anima?). Possiamo riferirci al greco tèkos, che significa generato. Ma da chi? Dal verbo tikto che sta a significare appunto generare, procreare. Ma chi? Le domande riportano sempre allo stessa domanda: quale Dio? Si può pensare inoltre anche alla connessione col greco exis: stato, qualità. Quale? La radice latina sembra invece sec-, dal verbo secare, tagliare, separare. Chi? Da chi? Si intende per sesso la distinzione tra maschio e femmina, tra maschile e femminile. Il sesso è la distinzione, non è il maschile e il femminile quindi. E’ ciò che separa, che distingue, che genera quindi, lo stato iniziale, il quale dà qualità al maschile al femminile, il principio. Ma per sesso intendiamo anche l’unione, la coniunctio tra l’uomo e la donna, tra i due sessi (biologici). Sesso quindi è sia ciò che unisce sia separazione. Potremmo dire anche qui: il sesso è un Dio, il sesso è anima. Il sesso è una prospettiva dell’anima. Dato che l’anima è una prospettiva il sesso è anima, e l’anima è sesso. Quindi l’anima ha sesso, perché è sesso. Quindi, prima risposta parziale: sì, l’anima ha sesso.
Che sesso?
Ma quale? Ritornando a Jung la risposta è sì, l’anima ha sesso ed è il femminile. Egli parla dell’Anima che si sviluppa attraverso quattro gradi, femminili: Eva (il femminile istintivo-biologico), Elena (il femminile sessuale, romantico, erotico), Maria (femminile vergine, l’Eros si trasforma in spirito), Sophia (l’eterno femminile, trascendente e include le altre tre). Perilli però ci ricorda che “c’è un misterioso input che spinge l’Anima e le altre componenti inconsce verso la coscienza. Questa forza può essere rappresentata dalla figura del padre, da un principio spirituale che risiede dietro al femminile archetipico e spinge verso lo sviluppo della coscienza…..Jung la definisce ‘vecchio saggio’ o ‘archetipo del significato’, mentre l’Anima è ‘l’archetipo della vita stessa’”. Quindi c’è comunque un altro Dio, un altro archetipo, un’altra anima però (se dovessimo seguire Hillman) dietro all’Anima. Insomma non si arriva mai al principio, o meglio il principio è all’interno di entrambi i sessi. Anche se abbiamo detto che il sesso è ciò che separa ciò che è unito, è la spinta a separare ciò che è unito. Ma dietro questa spinta cosa c’è? Ma soprattutto, cosa succede quando questa spinta non c’è? Quando non aggiungiamo un’altra prospettiva? Quando rifiutiamo il fatto di separare? Quando ci separiamo da esso? Sempre Perilli continua osservando come il rifiuto del confronto con l’Anima (nel concetto junghiano) conduca al rifiuto di prendere in considerazione Dioniso, dio del femminile ma anche del maschile, e di non riuscire a farlo convivere con Apollo, dio dell’equilibrio, della coscienza. Dioniso, il dio che viene smembrato, spezzato, diviso, vive nell’ambivalenza, nella coniunctio, nell’unione. Il suo essere è un essere a priori, è da principio, è lo stato iniziale, è la qualità dell’essere. Citando Perilli “recuperando Dioniso si va verso una “coscienza dell’indiviso”, cioè di un “conoscere-con”, un conoscere insieme all’altro lato della personalità che è l’inconscio”.
E se l’uomo (sesso maschile biologico) trova la spinta per conoscere sé stesso, la psiche, l’anima, l’inconscio attraverso il femminile (sesso psichico, Anima direbbe Jung), e la donna (sesso femminile biologico) attraverso invece il maschile (sesso psichico, Animus) quale è il sesso dell’anima? Uno dei due sessi prevale? Una prospettiva prevale sull’altra? E’ l’anima la separazione o l’unione tra i sessi? Riprendiamo ancora le definizioni di anima. Essa è la mediatrice tra gli eventi e noi, tra noi e ciò che accade, tra il nostro sesso e il sesso di ciò che accade, tra il separato e l’unito: il separare questa zona intermedia che unisce. L’anima è separata da noi, non ha il nostro sesso, ma lo ha, lo è. Non possiamo però definirla ed unificarla ad una sola prospettiva. E’ La prospettiva che ci fa osservare il mondo in questo momento. L’anima è il principio, che si deve separare, purificare dal corpo dopo che il corpo si sarà separato dalla vita. E se il corpo ha un sesso, l’anima può avere lo stesso, l’opposto, o l’unione tra i due sessi: sesso fisico, biologico, sesso psichico. Ogni momento che parla l’anima è un sesso a sé stante, diverso. Ogni momento mitico che l’anima vive e fa di sé è un Dio, degli Dèi diversi, fatti di sessi diversi. L’anima non può essere racchiusa in una sola prospettiva, eppure, per sfiorarla bisogna cercare di osservare la sua prospettiva. L’anima ha sesso ma un sesso diverso per ogni prospettiva. Un Dio diverso anche in relazione al sesso. Un sesso diverso in relazione al Dio. Ogni parola è diversa dall’altra, è in relazione con le altre ma in una relazione diversa dalle altre relazioni che ha con tutte le parole.
Concludendo
Insomma, se l’anima è circolare, tutto torna al punto di partenza, tutto si muove e tocca i punti. Ogni punto è equidistante dal centro e dagli altri punti ma uguale nella sua diversità. L’anima è in ogni punto diversa ma uguale a sé medesima. E’ sempre anima, ma ha ora il sesso di donna, ora quello di uomo, ora entrambi. L’anima è. L’anima quindi sì, ha un sesso, o meglio ancora è il sesso che ha anima. Ogni volta torna su di sé e torna nell’essere sessualizzata.
Matteo Salvucci
Bibliografia
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JUNG, C. G., (1936), Uber und Archetypus mit besonderer Berucksicthtigung des Animabegriffes, Zentralblat fur Psychoterapie und ihre Grenzgbiete, Lipsia, 9, 5, 259-275, (Trad. it.: Sull’archetipo con particolare riguardo al concetto di Anima, in Opere, vol. 9*, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Torino, Boringhieri, 1980).
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