Psicologo online: sono in-linea
Sì, anch’io sono uno psicologo online, nel senso on-line, in-linea.
Con ciò intendo sia il letterale essere collegato ad una linea Wi-fi e fare una videochiamata (video call per rimanere in-linea con l’inglesizzazione del linguaggio attuale) da un PC o smartphone, facendo in tale modalità il colloquio con il paziente, sia il metaforico in-linea coi tempi.

Ormai moltissime persone lavorano in modalità smart-working (sarà davvero un “lavoro agile”?). Partendo difatti come modalità obbligatoria e forzata nel periodo delle chiusure restrittive del periodo Covid-19, si è poi stratificata e strutturata come modalità preferenziale in alcuni settori lavorativi.
Questo si è ampliato non solo in settori aziendali, ma anche tra varie professioni specialistiche e liberi professionisti.
Sono nate quindi, proprio in relazione alle restrizioni vissute, delle vere e proprie piattaforme strutturate in cui il cliente, ma anche il professionista, può da qualunque parte del mondo (basti che ci sia una Wi-fi, ed è difficile oggi non trovarla) collegarsi e ricevere o dare la prestazione professionale richiesta.
La Wi-fi permette a dei dispositivi di scambiarsi dati senza la presenza di fili, utilizzando solo onde radio, un po’ come succede tra i due dispositivi, uno psicologo (o più) e un paziente (o più) che si incontrano online: sono due persone, non connesse dalla presenza nella stessa stanza fisica, non c’è il filo conduttore del corpo, ma sono connesse attraverso un racconto, quello del paziente.
Psicologo online: come funziona. Pro o Contro?
Andiamo per ordine. Uno psicologo online è un professionista, psicologo appunto, che a distanza, tramite videochiamata o chat (esistono anche chat in cui ci si scrive con il dottore della psiche) offre le stesse prestazioni del professionista che lo fa in presenza in uno studio fisico: consulenza, supporto psicologico, valutazione psicologica, ecc.
Quindi la prima differenza è sostanziale (nel senso vero del termine): lo spazio, il luogo dove paziente e psicologo si incontrano è virtuale, ma i princìpi cardinali, gli aspetti teorici, le regole del setting, il consenso, la privacy, sono esattamente strutturate e strutturanti alla stessa maniera. Le ricerche sembrano inoltre confermare la medesima efficacia tra presenza e online, seppur le ricerche sono ancora in sviluppo, e per determinate aree dei disturbi psicologici.Ci tengo quindi a sottolineare anche qui, che c’è solo un fattore che dice se il percorso vada bene: il percorso stesso, il paziente.
E dato che ogni paziente è un individuo, l’efficacia è individuale e mai generalizzabile. Chissà, magari esistono pazienti che potrebbero avere vantaggio solo da quella online e non di presenza.Esistono (e continuano a crearsi) diverse piattaforme che lavorano solo in maniera digitale, più o meno grandi, più o meno specifiche per aree, trattamenti, specializzazioni.Ci sono aspetti positivi che queste piattaforme sottolineano in relazione alle consulenze online: è più facile l’accesso a persone che hanno difficoltà a recarsi in studio; può essere svolta in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora; può permettere l’accesso a esperti di altri luoghi e città difficile da raggiungere; può consentire maggior privacy.Personalmente ritengo sempre che questi vantaggi debbano essere ben razionalizzati e riflettuti.Continuo con la linea della specificità e individualità dell’intervento, e che quindi il tutto sia in relazione ad aspetti personali ed individuali.Certo è che potrebbero essere aspetti positivi per: persone che vivono all’estero e che vogliono uno psicologo che parla la stessa lingua madre, persone con gravi disabilità che per un motivo non possono raggiungere luoghi fisici e altre casistiche specifiche.
Possono però allo stesso modo essere invece motivi di “resistenze psicologiche”, come aspetti paranoici, come il non “impegno” fino in fondo nel lavoro psicologico che deve assumersi il paziente.
Se vediamo invece gli svantaggi sono abbastanza più oggettivi e chiari: possono esserci problemi tecnici, come l’interruzione della connessione internet; l’assenza di contatto visivo-fisico.
D’altro canto anche qui potremmo leggere tali aspetti in più prospettive. Ad esempio, i problemi tecnici, potrebbero essere un “sintomo” comunque psicologico: chissà cosa può significare metaforicamente, simbolicamente che “non c’è connessione”, potrebbe quindi questo tema essere riutilizzato col paziente e elaborato in colloquio.
Per il contatto in presenza, qui scenderebbe in campo Jung con l’asse tipo intuizione-tipo sensazione. Per entrambe le tipologie il contatto fisico potrebbe essere sia positivo che negativo.
Il fatto da cui però non possiamo distaccarci è quello della vitalità di un’alleanza terapeutica, aspetto centrale (secondo anche studi scientifici) nella costruzione di un percorso psicologico, con cui la presenza fisica incide e influenza di molto l’andamento.
Termino questa parte sottolineando l’aspetto più “concreto” di tale discussione: il costo.
I costi possono variare, a seconda della piattaforma o a seconda del professionista.
Naturalmente i costi della piattaforma sono standard per ogni professionista all’interno di essa, mentre il libero professionista che lo fa da sé, inserirà il prezziario che decide e che può variare da quello delle sedute in presenza.
Concludo questa parte sottolineando come ci sono state e ci sono ancora, moltissime discussioni e rimodellamenti in relazione alle piattaforme online (in particolare in relazione alla modalità pubblicitaria connessa al codice deontologico), alle modalità informatiche di conseguire il lavoro psicologico, che sicuramente ci accompagneranno per i prossimi anni.
Come sempre nella storia dell’essere umano e delle umane discipline, quando si è in mezzo ad un cambiamento non si sa mai bene dove schierarsi e perché. È sempre utile mettere in dubbio senza demonizzare, restare su di sé e sui propri schemi non chiudendo però finestre che guardano fuori.
Io, psicologo online: cosa faccio?
Tutte queste parole e questa lunga premessa per spiegare cosa è il lavoro dello psicologo online, e come la vedo io tale prospettiva.
Sì, perché ritengo che la differenziazione psichica sia importante e non ci sia bisogno di demonizzare né idolatrare soltanto una di prospettiva, e che quindi lo psicologo sia in realtà differente dallo psicologo online, basta esserne consapevoli: paziente e professionista.
L’aspetto che lascio uguale è il prezzo, ossia uguale a quello in presenza.
Naturalmente con la plasticità della situazione individuali e specifiche in cui poter modellare il costo del percorso psicologico secondo necessità che vengono fuori.
Concludendo, data la mia esperienza in varie aree del lavoro sociale, e della perenne presenza fisica in strutture, sul territorio o che, preferisco sempre la modalità in presenza.
Ma proprio per questa consapevolezza, mi muovo sempre con molta attenzione, riflessione e mettendomi in gioco nel lavoro online, che ritengo che possa essere un aspetto vitale della nostra professione psicologica.
Alla fine la psiche è un’unione di prospettive. Quella informatica, delle videochiamate, è una prospettiva che va accolta e onorata.


