
Progetti svolti:
Questa non è un’autocelebrazione, ma è solo una lista delle attività svolte stile curriculum vitae che significa nient’altro che “corso della vita”, ossia le persone, le associazioni con cui ho camminato nel “corso della mia vita”.
Dato che stiamo parlando di vita e di un tempo lineare, vado in ordine.
La prima esperienza organizzata, strutturata, in realtà mi è arrivata per caso.
Il principio
Era il 2022, lavoravo come educatore all’interno del SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione, ex Sprar, servizio per richiedenti asilo e rifugiati politici) del comune di Grottammare, dove vivevo. Eravamo un progetto all’interno di una rete di progetti coordinati dal dottor. Alessandro Fulimeni, responsabile della cooperativa Nuova Ricerca Agenzia Res (Fermo).
Come tutti i lunedì, c’è equipe. Come alcuni lunedì c’è anche Alessandro, che questa volta riporta una proposta a cui rispondo subito di sì. Erano coinvolti tutti i progetti SAI della cooperativa Nuova Ricerca, 5, di 5 comuni differenti tra provincia di Fermo e Ascoli Piceno, e la proposta arrivava da due signori: Matthias Canapini, giornalista, scrittore e tanto altro, Gianluca Boccanera, assistente sociale, (anche se non lo dice mai), operatore nel sociale nel mondo dei migranti da tempo, e guida ambientalistica escursionistica. L’incontro con queste due persone e la loro (o le loro) personalità mi hanno cambiato la visione all’approccio al sociale, alla montagna, fondendoli in quello che appunto ho spiegato e riconosciuto come Montagnaterapia nell’articolo che trovate nel sito.
Il progetto che ci è stato proposto è stato quello di partire per un cammino di 3 giorni ad anello, da Amandola ad Amandola, dormendo due notti fuori in rifugi, tra cui la struttura degli ormai amici di Cessapalombo del Giardino delle Farfalle (anche qui vi lascio il link perché merita la visita per il Museo, la visita guidata alla struttura, il pernottamento e la loro fantastica pizza). (https://giardinofarfalle.it/)
L’aspetto molto interessante di questo progetto era il fatto che educatori, utenti (anche se non amo le etichette) dei progetti SAI, Gianluca e Matthias camminassero insieme, dormissero insieme, mangiassero insieme. Perché come dice sempre Matthias “l’altro è un altro me”, e tutti siamo uguali di fronte al cammino, alla montagna, alla quotidianità della vita.
Con me sono partiti due migranti del progetto di Grottammare, un altro educatore del SAI di Fermo e 4 utenti di vari SAI.
E’ stato un modo per conoscere gli uomini, le donne, i ragazzi, le ragazze che si nascondevano e nascondevamo noi dietro il documento, il permesso di soggiorno, la richiesta d’asilo.
Lì eravamo soltanto delle persone che camminavano, con diversi colori della pelle sì, ma persone. Con diversi sogni, emozioni, pensieri ma umani che camminano. E quando si cammina, si mangia viene fuori l’umanità, la stanchezza, l’arrabbiatura per il calzino bucato, il callo sotto il piede, la felicità di trovare un bel pasto caldo.
In questo cammino ho iniziato a comprendere cosa volesse dire camminare, cosa significasse uscire e rientrare dal ruolo, conoscere i miei personaggi psichici: mi sentivo sdoppiato. Eppure era proprio ciò che ho vissuto attraverso Keita. Keita è un guineano classe 1996 del SAI di Grottammare e che ha partecipato al progetto. Noi da educatori, da operatori non sapevamo quasi nulla di Keita, se non che fosse guineano. I richiedenti asilo, una volta depositata la loro dichiarazione in Commissione, hanno il diritto di tenere per sé la storia raccontata e quindi il loro percorso per venire in Italia ed il perché. Keita era abbastanza scontroso con gli operatori che gli volevano far fare lavori estivi, saltuari nella ristorazione. Invece in montagna, ho scoperto tutto un altro utente. E’ un paradosso. Ma ora mi permetto di chiamarlo utente perché nel cammino ho visto Keita, la persona. Posso tornarlo a chiamare tale quindi, solo una volta che ho visto (almeno in parte) che uomo è. Il primo giorno di cammino era con la musica alta. Al secondo ha iniziato a ridere e parlare, scherzare (preso in giro spesso perché è una buonissima forchetta!). Al terzo giorno, passeggiando, sento che sta parlando con Gianluca, inizia a raccontare della sua vita, del suo passato, del perché è in Italia. Se volete saperlo anche voi basta andare a San Benedetto del Tronto. E’ lì Keita che oggi vive. Ha fondato “un’associazione” che si chiama “Run Benedetto” dove si ritrovano con alcune persone e corrono per San Benedetto, insieme.
Fanno attività fisica, colazione, due chiacchiere. Cose salutari e di comunione. Keita ha anche proposto, chiedendomi il permesso (e mi ha commosso, mi sono mosso con), di fare qualche attività di montagnaterapia con questo gruppo.
Torno a ripetere: l’altro è un altro me. E grazie a questa prima esperienza, ho accolto altre parti di me, che erano ancora in ombra, e hanno iniziato a camminare: un educatore che conduce fuori, porta fuori.

Comunità
In questi anni ho camminato insieme ad una varietà ricchissima di persone, associazioni, realtà.
Il camminare mi ha riattivato numerose riflessioni riguardo il mio lavoro, e lo stallo che vivevo.
Nel 2023 ho deciso di cambiare settore del lavoro, e questo mi ha regalato vari step anche nella Montagnaterapia.
Infatti ho iniziato a lavorare come psicologo nella comunità per tossicodipendenti Dianova.
La sede in cui lavoravo era a Montefiore dell’Aso (AP), 23 utenti uomini maggiorenni.
Arrivato lì entro in rapporto lavorativo (ma continua ad oggi come rapporto amichevole) col direttore Michele Maurizi anche lui psicologo, ma appassionato (e ancor più conoscitore, dato che è guida ambientale escursionistica) come me di montagna (andatelo a trovare a Montegallo, sotto il Vettore, sta spesso lì nelle sue case).
Da programma, la comunità offre un percorso di montagnaterapia, ma anche qui, la cosa non è così chiara: cosa si intende? Cosa fanno? Da queste domande che già Michele e gli altri operatori si ponevano, sono nati i pilastri che hanno fondato il progetto ed in un anno, siamo arrivati a inserire una uscita settimanale (per più di 6 mesi totali), un cammino di 5 giorni finale.
Abbiamo visto la differenza totale tra la strutturazione del progetto: il primo anno abbiamo fatto 15 uscite totali, soltanto noi della comunità. Il secondo anno (quello descritto con cammino finale) siamo partiti col gruppo della c.t., per poi finire con un gruppo allargato: si sono aggiunte persone interessate (ad esempio il pizzaiolo del paese), familiari degli utenti, altre associazioni, persone che avevano già camminato con noi. Infatti è stata per me un’emozione indescrivibile condividere altre camminate con due migranti che avevano fatto il percorso con me, tra cui il solito Keita, onnipresente.
Invito al Festival di Smerillo
Grazie alla rete costruita con le innumerevoli camminate con la comunità, siamo stati invitati al festival “Le parole della Montagna” (ed è una collaborazione ancora attiva con la c.t.) di Smerillo, prima a parlare, poi interagire, poi camminare con gli ospiti di tale festival.
Abbiamo infatti partecipato sia attraverso un’intervento, una conferenza, sia attraverso laboratori esperienziali al festival.
C’è stata una grossa partecipazione ed un grande interesse nei nostri confronti. Tant’è che successivamente a ciò, si sono aggiunte altre persone nei nostri cammini. Parlare porta parole. Le parole portano persone.
https://www.leparoledellamontagna.it/
Altre comunità e associazioni
La rete di associazioni si allargava sempre di più ed ha iniziato ad essere fitta fitta.
Ho così conosciuto (attraverso Gianluca sopracitato) l’instancabile Stefano Ricci, storico operatore del territorio marchigiano e nello specifico fermano, co-progettatore insieme alla moglie Cinzia, del progetto “Filippide Marche“.
Lo scopo è quello di organizzare eventi sportivi per ragazzi con varie disabilità (sindrome di down, autismo ecc.) e le loro famiglie, tra cui delle uscite in montagna anche con persone interessate al progetto.
Con Stefano e Filippide ho camminato diverse volte, andando ad incontrare davvero tanti ragazzi fantastici e loro resistenti famiglie. Ho anche fatto partecipare a delle loro uscite degli utenti sia migranti che tossicodipendenti. E’ stato davvero un mondo sociale in quelle uscite, senza giudizi o pregiudizi, osservando come davvero siamo tutti uguali.
Si è continuato ancora a creare legami ed insieme a Stefano, Gianluca, Matthias, abbiamo costruito un progetto attraverso l’USSM con la comunità per minori di Montefortino (progetto in programma anche per questo periodo del 2025 mentre scrivo).
Nello specifico la comunità ha selezionato dei ragazzi minorenni autori di reato o minori stranieri non accompagnati, ed abbiamo fatto degli incontri educativi e laboratoriali in comunità, per poi camminare nei Sibillini limitrofi alla struttura stessa. Un altro di quegli incontri che ti cambia la vita, dei ragazzi provenienti da situazioni di degrado sociale, che però imparano a fermarsi, riflettere, grazie alla grandezza della montagna.
Cammino dei Forti

Tornando a vivere il e nel territorio maceratese, la mia vita personale e poi professionale, si è incrociata con i fondatori (ormai amici) del Cammino dei Forti, David e Guido (per dire due nomi, ma è un gruppo numeroso e molto presente nel territorio).
Camminando per i sentieri da loro tracciati, un anello di 5 tappe che parte e torna a San Severino, ci siamo conosciuti e riconosciuti. Per quello è nata subito una forte intesa per varie attività. Nello specifico abbiamo organizzato delle camminate con gli amici dell’associazione “Jake Jam”, una realtà anch’essa settempedana, nata da un gruppo di amici per ricordare Giacomo, una cara persona, che purtroppo non è più tra noi e che amava la montagna come noi.
Inoltre sono stato invitato all'”ULK Festival”, un festival sui valori della montagna, del sociale, del verde (che spacca direbbero loro). In questo contesto sono stato sia relatore sia organizzatore di camminate di montagnaterapia per i partecipanti (liberi, chiunque volesse) del festival.
E’ una collaborazione, un’amicizia che resta attiva e che ha ancora tanti progetti in mente. Chissà cosa proporremo più avanti, strada facendo.
Cammini “solitari”
Non cammino mai da solo. Ma gioco con questa parola per far intendere che nel tempo, con l’amicizia, la conoscenza, il tempo stesso, con Gianluca abbiamo creato (e stiamo creando) anche attività libere da contesti, festival, associazioni.
Nel 2024 abbiamo camminato per 5 date insieme ad un gruppo vario di persone: chiunque volesse aderire.
Sono stati incontri col senso di ritrovare il ritmo della natura, la nostra, quella di essere umano, inscindibile dalla natura stessa. E’ stata un’esperienza che ha formato in primis me e Gianluca, sempre pronti a metterci in gioco, cambiare i piani, le idee, ristrutturare i percorsi, e come sempre succede tra me e lui, cambiare opinione nel vero senso. Difatti, se io parto con una progettazione, e Gianluca con un’altra, ci ritroviamo di solito dopo ore di confronto, passi, chiacchierate, l’uno in accordo con l’altro e in disaccordo con sé stesso. E’ il mutare delle cose, della natura.
Tremilametri
Anche questo è un gioco di parole. Sono stato solo una volta sopra i tremila metri. Non sono una persona che rischia troppo in montagna che si spinge troppo in là, al di là dei limiti naturali che mi sento addosso.
Questo è il nome dell’associazione di alcuni ragazzi di Tolentino, che mi hanno coinvolto, e che mi coinvolgeranno per alcune attività. Ho detto subito di sì per tre motivi: sono di Tolentino, e Tolentino è casa. Sono giovani, sui 20 anni, e solo loro leggono l’anima da dentro e nel suo mutamento continuo. Amano la montagna e la rispettano, organizzando trekking e campeggi, proprio come me. Seguiteli e vedrete anche i nostri incroci.
https://www.instagram.com/tremilametri/
Cosa voglio far sapere con questa pagina?
Ho nominato tante cose: progetti, associazioni, persone, pagine social.
Ma non ho mai spiegato cosa faccio nello specifico.
Sono rimasto nel vago come fanno i miti, che accennano ma non dicono.
Farlo, però, mi appariva un rovinare la magia terapeutica della montagna, anticipare l’esperienza ma in formato teorico, scritto. Avrei tolto l’essenza stessa della montagnaterapia.
Questo è solo un elenco di confronti, incontri, scontri che ho avuto su questo tema, e che continuerò ad avere.
Si può e si deve fare tanto nella direzione della natura, sempre rispettandola. Ma d’altronde, se si rispetta sé stessi, si rispetterà di conseguenza anche la natura, la montagna. Ed è questo il passo della terapia.

