
Il mito di Amore e Psiche: lo spirito incontra il corpo (Prima parte)
Ottobre 16, 2024
La Terra dei Cammini Comuni
Gennaio 7, 2025Il racconto continua. La psicologia quindi continua, ossia il racconto di Psiche.
Pan: il Dio degli istinti

Eravamo rimasti ad un Cupido dormiente. E invece, il sonno di Cupido, non dura così a lungo e viene svegliato dalla goccia d’olio bollente che gli cade sulla spalla.
Il Dio si dà alla fuga. e Psiche, disperata e vogliosa di morire. Sola, triste, sulla riva di un fiume, viene vista dal Dio pastore, il dio degli istinti: Pan. Le si rivolge in questo modo:
“Leggiadra fanciulla, io sono un po’ rustico, sì, un pecoraio, ma la mia lunga vecchiaia mi ha dato il dono dell’esperienza…il tuo passo incerto e vacillante, il pallore del tuo viso e i tuoi continui sospiri, e anche questi tuoi occhi addolorati, mi dicono che tu sei malata d’amore. Dammi retta: non tentare più di annegarti o ammazzarti in qualche altra maniera! Smetti di piangere e tormentarti! Mettiti a pregare Cupido, invece, che è il più grande degli dei, e siccome è un giovinetto delicato e lussurioso, renditelo propizio con dolci voti”
Il Dio dimostra una saggezza profonda, come l’istinto appunto. Come l’archetipo, ossia l’istinto che intuisce sè stesso.
Pan intuisce la malattia, la diagnosi, Psiche è malata d’amore. Ha tutti i sintomi, i criteri che lo fanno esser sicuro.
Ma Pan le consiglia l’opposto di ciò che un manuale psichiatrico, uno psichiatra, la psicologia potrebbe suggerire. Pan le dice alla hillmaniana maniera di non “letteralizzare”, di non uccidersi, e le dice di pregare Cupido.
Cosa le sta dicendo Pan? Quello che la filosofia dice da tempo: il sintomo è la tua cura, nel sintomo c’è la tua anima.
Psiche capisce, e come spesso succede in terapia, è quando finiscono le lacrime che inizia la terapia vera e propria.
Essa ha capito la lezione: deve giocare, essere nel mondo, tirarsi su le maniche, lavorare, sporcarsi.
Prende in mano il “basta lamentarsi” di Pan ed inizia ad agire e muoversi nel mondo. Si vendica delle sorelle, comprendendo come l’avessero ingannata. Questa volta è lei ad ingannarle, ed esse, muoiono schiantate contro la roccia, dopo un volo, convinte che ci fossero le ali di Cupido a salvarle.
Questo sta ad indicare come si debbano uccidere delle proprie parti psichiche, vecchie, per poter andare avanti, oltrepassare la propria Ombra direbbe Jung.
Ora è il momento in cui Psiche deve andare alla ricerca di Eros, mettendo eros in ciò che fa’.
Psiche va in tutti i templi e prega tutti gli dei, li conosce, ci parla. Se ogni parola è un dio, Psiche conosce le parole, una ad una, conosce il logos, e inizia a raccontare.
Però, tra tutti questi, c’è una dea che invece cerca Psiche, ed è arrabbiata con lei, ma anche con suo figlio: Afrodite.
Venere o Afrodite: il femminile arrabbiato

Il mondo senza Afrodite viene descritto senza voluttà, piacere, ma l’ira di Afrodite è essa stessa Afrodite: l’archetipo è complesso. La madre si scaglia, ferita, contro il figlio ferito. Venere appare qui come un femminile arrabbiato, isterico, come una madre che ha un figlio che si è appena lasciato con la sua fidanzata. Aggredisce per difendere. Venere mette in scena un personaggio spesso citato nei racconti umoristici e nelle barzellette: Venere fa’ la suocera.
“Bella cosa che hai fatto! Proprio giusta per l’onore della nostra famiglia e per la tua reputazione! ….Ti sei messo sotto i piedi gli ordini di tua madre, anzi, della tua sovrana! Io ti avevo comandato di torturare la fanciulla mia nemica con una ignobile passione, e tu invece, che sei ancora un moccioso, te la sei presa nei tuoi lascivi, prematuri amplessi, e io devo sopportare una nuora che è mia nemica! Cosa credi, tu imbecille, corruttore, mostro! … adotterò uno dei miei schiavetti, e gli darò le tue ali, fiamma, arco e frecce ..E guarda, che delle tue armi, non c’è niente che sia roba di tuo padre”
Afrodite è gelosa di suo figlio. Ma usa una parola importante che si riconnette all’oracolo iniziale: mostro.
Le altre dee
Le altre dee provano a schierarsi con Cupido, spaventate sia dalle esclamazioni di Venere, ma più ancora dal Dio che fa paura a tutti col suo arco e le sue frecce, ora ferito ma che ferisce anche gli dei. Le dee si comportano come tutte le amiche di una madre che si ritrova il figlio in camera a piangere disperato: pregano che non succeda anche a loro.
“Ma cos’ha mai fatto di così grave tuo figlio…. ? Che delitto è, scusa, aver sorriso a una bella fanciulla? Non sai che è giovane e maschio? E ti sei dimenticata quanti anni ha? O perché non li dimostra credi che sia ancora un bambino? E tu, che pure sei madre e donna giudiziosa, sarai sempre lì a spiare gli svaghi di tuoi figlio? … tu vorresti condannare in un così bel figliolo le tue stesse abitudini, i tuoi stessi desideri?”
Le dee vogliono riportare la serenità e la voluttà nel mondo. Ma Venere è furiosa, e non si fa fermare da queste voci.
Chiama invece la voce più importante e convincente dell’Olimpo, chiama colui che sa parlare: Mercurio, Hermes.
Mercurio l’oratore

Mercurio, l’energia Puer, viene spesso visto come leggero, frivolo. In realtà è nell’uso delle parole, nella facilità e leggerezza con cui le utilizza è la sua essenza. Quando parla lui, tutti ascoltano, ma soprattutto tutti vanno da lui a parlare.
Il messaggero, scende in piazza, nel luogo dello scambio, ricerca Psiche, e con tonalità “piccanti”, promette baci di Venere in cambio.
“Se qualcuno saprà fermare la sua fuga, o rivelare dove si nasconde una principessa, schiava di Venere, che è fuggita, il cui nome è Psiche, si rechi subito dal banditore Mercurio….e avrà come premio della sua denuncia sette dolci baci da Venere in persona, e uno ancor più delizioso con la lingua in bocca!”
Quello che promette Mercurio in realtà è quello che metaforicamente lui già ha: una coniunctio orale con la bellezza, saper parlare e bene, con parole belle, afrodisiache e convincenti. Il sintomo si cura da sé.
Nessuno resiste alla bellezza oratoria di Mercurio, nessun Dio sa così mediare, commerciare, ricamare, parlare e convincere. Gli dei lo sanno e si rivolgono sempre a lui. Venere lo sa, ed infatti, subito accorrono per portare Psiche, l’hanno trovata, ed essa viene trasportata a casa della dea della bellezza.
Le quattro prove di Psiche
A questo punto Psiche, catturata, afferrata (eppure la psiche è inafferrabile), viene messa alla prova dall’ira di Venere, nel vero senso: dovrà superare quattro prove impossibili.
E’ interessante fermarsi ad osservare come le prove, i passaggi, i riti che Psiche debba fare siano quattro. Farfalla in greco è Psychè, ed anche la farfalla nella sua vita ha quattro fasi per diventare essa stessa. La farfalla, come la psiche, cambia sempre seppur rimane sé stessa.
Le prove che devono essere superate sono in realtà insuperabili, ma Psiche viene aiutata in ogni circostanza da qualcosa o qualcuno. Ma Psiche, proprio all’ultima prova, cade vittima del tranello, e di nuovo, per eccesso di Hybris, cade in un sonno infernale. Psiche è ancora vittima della curiosità eccessiva, è troppo leggera.
A questo punto torna Eros, con la ferita guarita, cicatrizzata. Torna per salvarla, per liberarla, per darle calore dopo il freddo infero. L’Amore torna per salvarla, dopo che ancora una volta, Psiche si fa del male con psiche.
Giove, il padre

L’amore però deve essere ben direzionato. Ecco perché Cupido, deve passare dal padre, o meglio dal padre degli dèi (il padre “vero” di Cupido è Marte): Giove.
Eros a questo punto chiede la grazia al padre, per far sì che Psiche si salvi dal sonno notturno e che essi possano sposarsi e vivere felici per l’eternità.
Il dio dei fulmini diventa qui quasi comico. Giove infatti, si divide tra l’esser arrabbiato con Eros per le continue trasformazioni che le sue frecce, quelle dell’Amore, gli trafiggono, ma comprende anche che è solo grazie a quelle che riesce a congiungersi con tutte quelle donne. Parte con la paternale:
“Signorino mio! Tu non mi hai mai reso gli onori che il consiglio degli dèi mi ha decretato: anzi, hai ferito spesse volte questo petto….lo hai macchiato con troppe avventure d’amore terreno….tu hai offeso il mio onore e il mio nome con indegni adulteri, trasformando sconciamente il mio venerando aspetto in serpenti, fiamme, belve feroci, uccelli…e tuttavia voglio ricordarmi che io sono buono e che sei diventato grande in queste mie mani. Si, farò ciò che mi chiedi…e se c’è ancora una qualche fanciulla d’impareggiabile bellezza, sappi che me la devi in cambi di questo favore”
Qui si comprende l’ironia di Apuleio, lo sfondo erotico di questo scritto. Ma soprattutto Giove che concede la grazia, solo se gli sarà concesso, di nuovo, di cadere nel carnale, nel passionale, nel femminile.
Il padre degli dei ci si mostra così com’è, saggio, direzionale, potente, ma anche lui, debole sotto l’influsso dell’Amore, un’energia primordiale, da sempre esistente, prima anche del Dio padre degli dei.
Il sogno svanisce, ritorna l’Io
E’ sotto l’influsso dell’amore, che Amore e Psiche si congiungono a nozze divine. Psiche diventa divina e starà per sempre, insieme a Eros.
E come quando sogniamo, all’inizio troviamo un “C’era una volta” e alla fine quel “E vissero felici e contenti”. Sono l’inizio e la fine del narratore. Sono l’inizio e la fine della storia, del racconto, del mito, del sogno.
Stiamo uscendo dal sogno, iniziamo a comprendere che siamo ancora nel letto, stiamo riprendendo lucidità, ci guardiamo intorno, e siamo tornati quello che riconosciamo come vero: l’Io. Siamo tornati il narratore.
“Così Psiche divenne legittima sposa di Cupido, e quando giunse l’ora del parto, nacque loro una bambina, che noi chiamiamo Voluttà”
Finisce così il mito. Con un nuovo inizio. Nasce quindi la figlia dell’unione tra Amore e Psiche: Voluttà, che sarebbe il piacere, il saper stare nel piacere, lo stare nel piacere. Per arrivare a leggere fin qui, sicuramente, siete saputi stare a contatto con quest’immagine, quella di Psiche e Cupido, uniti nell’eternità. Un’immagine che produce piacere.





