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Febbraio 17, 2026“Psicomitologia”: la psicologia archetipica
Domanda e risposta sono già insite nel titolo.
La domanda: cosa c’entra la mitologia con la psicologia?
La risposta: psicologia archetipica.
Ma andiamo per ordine.
Il mito. Il mito non è mai accaduto ma è sempre, ci dice Sallustio.
Ossia la mitologia è un racconto spontaneo, simbolico e non storicamente, razionalmente o scientificamente avvenuto. È fuori dal tempo, dallo spazio, eppure nessuno può mettere in dubbio la sua esistenza.
Per questo continuiamo a raccontare, per far rivivere noi ed il mito.
Chi potrebbe dire che Zeus non esiste? Anche se sappiamo che non esiste.

Psicologia
Psicologia. Letteralmente il logos della psiche, il discorso, il racconto della psiche.
Ma chi la racconta? C’è un narratore ma il contenuto si autorappresenta, spontaneamente, simbolicamente, come nei sogni, il contenuto psichico per eccellenza. Lo psicologo, meglio ancora lo psicoterapeuta (therapon, servitore, compagno della psiche) è colui che mette in racconto la psiche, servendo la psiche e non la psicologia, la scienza. Deve aver sviluppato un proprio linguaggio, un proprio vocabolario, un proprio logos della psiche appunto.
Iniziamo ad unire.
Mito
Il mito è la forma di rappresentazione più adatta al racconto psicologico.
C’è una storia uguale per tutti che però ognuno, spontaneamente, incontra e racconta a modo suo. Stiamo parlando del collettivo incontrato dall’individuale.
Stiamo parlando di quando nostra nonna, alla centesima volta che racconta delle stranezze che ha il suo vicino di casa, aggiunge un dettaglio mai detto prima.
Ed ecco che il vicino di casa ha un gatto marrone, mai emerso nei precedenti racconti.
Tua nonna ti guarda strano e dice “Ma non lo sapevi? Lo dico sempre che è fastidiosissimo quel gatto”.
Invece no, a noi è nuovo ed è la prima volta che lo “vediamo” e ci “s-fastidia”.
Forse per questo non era mai emerso? Forse è stato visto per la prima volta?
Ma, il gatto, esisteva prima del racconto o no? Siamo di fronte al famoso gatto di Schrödinger, all’ambivalenza del simbolo.
La domanda giusta ora da porsi è “a che scopo è apparso il gatto nel racconto?”.
Una domanda più saggia del “perché? Chi ce l’ha messo? Quale è la causa?”.
Il gatto

Seguendo quest’ultime domande inizieremmo quindi a dire che la presenza di questo animale (in relazione all’anima), nella narrazione della nonna, è dettata dal fatto che “sta perdendo i colpi” “ma mica ce l’ha un gatto il vicino” “nonna forse ha l’Alzheimer” “nonna dice tante cavolate!”.
Ma cosa abbiamo risolto? Cosa abbiamo colto?
Il gatto è apparso, come un dio, nel momento che lui vuole, si impone nel racconto.
Coi pazienti, in seduta, lo capiamo subito. È quella parola che risuona più delle altre, che ci fa fissare, dubitare, ma ci coglie, ci illumina.
Se sappiamo di ciò che si parla, se conosciamo il mito, possiamo capire dove si inceppa il racconto e quindi dove si interrompe.
Allargando il discorso alla psicologia, dobbiamo capire cosa sia il racconto psicologico, il racconto della psiche. In psicologia però, il soggetto e l’oggetto si fondono. Nonna e gatto sono la stessa cosa. Nonna e le sue parole sono la stessa cosa. Quindi dobbiamo conoscere la psiche, il soggetto ma anche l’oggetto della psicologia, il mito dell’umanità.
Partiamo col dire che la psiche non si può identificare con le diagnosi che vediamo scritte nelle cartelle cliniche, anche se sono un’altra tipologia di narrazione.
Non sono nemmeno i test psicologici somministrati. Non è lo psicologo in sé.
Psiche è una parola. E come tale è simbolica, ambivalente, apre al mondo delle immagini.
Psiche
La psiche è letteralmente anima, respiro, farfalla, è una prospettiva, una modalità di vedere in trasparenza ciò che ci accade.
Per trasparenza intendo vedere gli eventi in maniera metaforica, attraverso l’immaginazione (l’azione delle immagini citate poco fa), rendendo il nostro racconto che chiamiamo vita, un mito, il nostro mito.
Ma Psiche è anche un mito: Amore e Psiche.
Psiche è una fanciulla che, dopo varie peripezie, viene accolta nel mondo degli dèi.
Questo succede solo dopo sofferenze, dolori, morti, angosce, lacrime.
Psiche accetta e accoglie il suo destino per quello che è. Si ferisce da sé e quando lo comprende, lo prende con sé, riesce a innalzarsi sopra a tutti nel mondo degli dèi.
Psiche nel mito racconta tutta questa sofferenza a Pan, “tutto insieme”, dio degli istinti, dell’attacco di pan-ico. Lì Psiche riflette e si specchia. Da lì riparte.
Il divino passa dalle sofferenze, dalle ombre, dal vuoto, dal silenzio, dal mondo infero direbbe Hillman. Ed eccoci arrivati alla psicologia archetipica attraverso il suo illustre rappresentante.
La psicologia archetipica
Non voglio “spoilerare” (usando un linguaggio giovanile) nulla sulla psicologia archetipica e voglio terminare l’articolo qui. Per vari motivi.
Il primo è che è utile stare nel vuoto, nel dubbio, nel silenzio e sentire la spinta curiosa al sapere. Ora ce l’avete, seguitela.
Il secondo è che per parlare di psicologia archetipica bisognerebbe prendere Jung, Patricia Berry, Rafael Lòpez Pedraza, Hillman appunto e miliardi di libri e autori, a partire da Socrate, Platone. È un infinito lavoro e non è consono a questo spazio.
L’ultimo motivo è che in realtà abbiamo parlato solo di psicologia archetipica in questo articolo, connettendo la psicologia al modo di raccontare della mitologia.
La psicologia archetipica è stata sempre presente in questo scritto.
È come il gatto nel racconto della nonna, arriva nel momento giusto, nel kairos, l’unico tempo che ha la psiche.
A proposito di kairos. Ecco il gatto. Il felino che attende sempre il momento giusto per prendere la sua preda, che sa qual è il momento di persuadere e convincere, con la sua sensualità, l’uomo a dargli da mangiare.
È femminile, istintivo, autonomo, indipendente.
È psichico, psiche, Psiche.
Bibliografia
Apuleio, (II secolo d.C.), Metamorphoses sive Asinus aureus; trad. it., Le metamorfosi o L’asino d’oro, Einaudi, Torino, 2015.
Hillman, J., (1983), Healing Fiction: On Freud, Jung, Adler. Station Hill Press, Barrytown (NY), Trad. It., Le storie che curano. Freud, Jung, Adler., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2021.
Hillman, J., (1975), Re‑Visioning Psychology, New York, Harper & Row., Trad. It., Re‑visione della psicologia, Adelphi, Milano, 1992.
Hillman, J., (1979), The Dream and the Underworld, New York, Harper & Row., Trad. It., Il sogno e il mondo infero, trad. it. Milano, Adelphi, Milano, 2003.
Hillman, J., (1996), The Soul’s Code: In Search of Character and Calling., Random House., New York, Trad. It., Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino., Adelphi, Milano, 1997.
Jung, C.G.; Jaffé, A., (1962), Erinnerungen, Träume, Gedanken., Rascher, Zurich, Trad. It., Ricordi, sogni, riflessioni., Rizzoli / BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 1998.
Jung, C.G. (1977), Jung Speaking: Interviews and Encounters. Jung parla., Princeton University Press, Princeton, New Jersey, Trad. It., Jung parla, Interviste e incontri, a cura di William McGuire e R. F. C. Hull, trad. Adelphi, Milano, 1995.
Kerényi, K., (1951), Die Götter- und Menschengeschichten der alten Griechen., Bern: Francke Verlag., Trad. It., Gli dèi e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore, Milano, 1963.
Sallustio, (IV sec. d.c.), Sugli dèi e sul mondo, Adelphi, Milano, 2000.
Sitografia
Questo articolo è stato pubblicato anche in Grecia, in lingua greca.
Lo trovate su: https://www.epikaira.gr/psychologia-kai-mythologia-i-archetypi-psychologia/






